notepad

Ma Ulisse era Ulisse, e io non sono Nessuno.

martedì 2 settembre 2014

756

Ciao.
Stamattina mi sono svegliato con la brutta sensazione di quando sei consapevole di avere molte cose da fare ma non te ne viene in mente neanche una. La colazione è sempre un buon punto di partenza, ma a casa non ho niente da mangiare. Qui è tutto sottosopra, non posso neanche farmi un caffè, e da solo non riesco a sistemare tutto.

Ho pensato di andare a prendere un cappuccino al bar della scuola di danza, quello accanto all'officina che ha la Stilo in riparazione. Quando entro il campanello automatico mi annuncia inutilmente, visto che la ragazza alta e carina al bancone, stranamente intimidita e frettolosa, mi ha chiesto cosa desiderassi senza neanche darmi il tempo di varcare la soglia. Solo un cappuccino, che le brioches non mi hanno ispirato. Anche quello è stato preparato in tutta fretta, e si sentiva. L'ho trangugiato senza troppo riguardo, sedendomi fuori per sollevarla dall'imbarazzo e godermi il sole e l'aria fresca del mattino. Solo andando via mi sono reso conto di essere a pochi passi da dove stai ora, e che oggi è il secondo giorno del mese; così ho deciso di percorrerli.

Il canonico vialetto alberato che conduce ai cancelli d'ingresso è molto bello. Il marciapiedi non è asfaltato né lastricato, ma in terra battuta. I tronchi degli alberi a sinistra, le pannocchie a destra e alcuni fili di ragnatela tesi tra gli uni e le altre, a testimoniare che i saviglianesi si recano in auto a visitare i loro morti. A me piace camminare.

Arrivato ai cancelli mi sono avvicinato a quello di sinistra, ma stavolta l'ho trovato chiuso e sono stato costretto ad entrare dall'ingresso principale. È impressionante come il cimitero rispecchi la città: al centro si stringono l'un l'altro i sepolcri ben rifiniti delle famiglie importanti; subito dopo ci sono le tombette a schiera, dall'aria tristemente dignitosa e tutte uguali, dei nuovi arrivati. Solo nella parte più esterna ci sono i loculi popolari, organizzati in palazzi con ascensore, e i piloni di cemento ancora segnati con le matite da carpentiere. Per una volta ho trovato subito la strada: ultimo piano, in fondo a destra, interno 756. Noto che non hai vicini ai lati né al piano di sopra, potrai fare quello che vuoi con la musica. I fiori te li hanno sbagliati, la viola del pensiero ha un carattere crudele che non ti si addice - bei colori, però. Il cordino rosso intrecciato con quattro medagliette invece è proprio da te. Hai fatto amicizia con qualcuno del quartiere? Ho visto che qui è pieno di ventenni: alcuni dall'aria timida, altri dallo sguardo fiero, e molte belle ragazze. E da quassù la vista non è neanche male; anzi, faccio una foto.

Continuo a tenere le finestre di casa mia aperte da quando mi hai consigliato di farla respirare il più possibile. Continuerò finché non farà freddo. Credo che mi piacerà stare qui. Ogni volta che ho condiviso casa con qualcuno - compresi i miei familiari, a partire da una certa età - ho sempre avuto la sensazione di nuocergli. L'esperienza non ha fatto altro che rafforzare questa convinzione, e quando risposi all'annuncio per la camera, la pensavo già come soluzione temporanea. Niente di più pericoloso che ragionare per soluzioni temporanee: per estensione e indulgenza, si finisce a vivere sbagliati. Sebbene io abbia conosciuto il valore delle regole, seguirle è una continua lotta con me stesso. Immagino che sia così per chiunque.
Faccio sempre la strada che mi hai insegnato per arrivare a casa mia, e l'ho insegnata ai miei amici. In effetti è la più veloce e facile da ricordare. Molti saviglianesi non hanno mai sentito nominare la via dove abito adesso, e conoscono poco l'intera zona.

Ho incontrato uno dei tuoi amici alla festa del Cianto Viol di Becetto. Uno dei DJ, credo. Era più o meno al suo terzo pastis pomeridiano, si divertiva e aveva la barba ornata di fiori montani bianchi. Mi ha riconosciuto e abbracciato così forte che ancora sento la sua mano impressa nella mia schiena, come un bassorilievo a sbalzo. Poi è tornato a cantare e ballare e fare le altre cose giuste. È impressionante la persistenza degli abbracci, non credi? Sei stato fortunato ad avere un amico che abbraccia così.

Scusa se non ti ho parlato prima. Del resto, lo sai. Anche l'anno scorso passavamo mesi interi senza scambiare una parola. Sempre via per lavoro, e quando rientro passo troppo tempo su Internet. Quando sono passato a prendere le mie cose, nel ritirare gli ultimi panni stesi ho rubato una delle tue magliette: quella nera col disegno azzurro, l'orso e la stella. Mi sta benissimo.


tu che avevi il terrore del vuoto
mi piacerebbe ogni tanto averti qui
per mostrarti le cose che ho di te

land escape