notepad

amiamoci e patiamo.

venerdì 7 febbraio 2014

Avevo un blog


Mi è stato chiesto “Ma tu non hai un blog?” e, senza capire perché, la domanda mi ha suscitato imbarazzo. Io un blog ce l'avevo. Un wordpress, in un primo momento ospitato da un vecchio pc di casa adibito a server, poi su uno spazio web gratuito, successivamente diventato inaccessibile e presumibilmente perso per sempre.

Ripenso con affetto a quel blog, tirato su prima che Facebook irrompesse nella quotidianietà della mia generazione. Prima che quella del “blogger” diventasse una figura professionale, con tanto di ricerche di mercato per ritagliarsi una nicchia d'utenza e fare diventare il proprio un blog di successo.

Il mio non aveva nessuna linea editoriale. Nessuna esigenza di scrivere pezzi utili, creativi, né tantomeno virali.
Per me era uno spazio per speculare su tutto e nulla, simile a una chiacchierata-confessione con un semisconosciuto in auto, durante un lungo viaggio  o una notte in cui non si ha proprio voglia di tornare a casa.

Col tempo, però, ho sviluppato qualcosa di simile a un imbarazzo, un contegno che mi ha via via portato a censurarmi, a permettermi di scrivere solo per scopi che, ingenuamente, percepivo come concreti: esprimere supporto verso qualcosa, promuovere ciò che mi sta a cuore. E parlare di me solo per quel che riguarda gli aspetti pubblici, come l'impegno all'interno di un'associazione, o la mia professione. È il blog che stai leggendo adesso. L'ho sfogliato un po' a ritroso, e nella sua pretesa di "concretezza" mi è sembrato molto, estremamente più inutile di quello andato perduto.

Notepad finora non è stato davvero mio. Avevo un blog, per anni non l'ho più avuto, e adesso ho deciso di riprendere.




Dimmi un po' tu, amico caro, 
se non è strano il cuore dell'uomo.