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amiamoci e patiamo.

martedì 29 aprile 2014

chi ha paura del loop cattivo?


siccome
ogni cosa importante
va come avevo previsto
e non come avevo sperato
ogni volta spererò di
smetterla di prevedere
che

siccome
ogni cosa importante
va come avevo previsto
e non come avevo sperato
ogni volta spererò di
smetterla di prevedere
che

siccome
ogni cosa importante
va come avevo previsto
e non come avevo sperato
ogni volta spererò di
smetterla di prevedere
che




Everything as cold as life
Can no one save you?
Everything as cold as silence
And you never say a word

mercoledì 16 aprile 2014

in pasto


Non avevo idea di quanto tempo avessi passato steso a leggere in tarda mattinata, convinto che avrei saltato il pranzo dopo la colazione fuori. E invece mi sono ritrovato in cucina senza rendermene conto, e le lancette hanno tentato di convincermi che sia stata una questione di un paio d'ore appena.

I miei occhi cercano subito il cestino sulla sinistra, dove teniamo il pane e la frutta. Comincio a pregustarlo dal momento in cui la pagnotta sfrega sull'interno della busta di carta bruna, producendo il più domestico dei suoni. È un pane salato e croccante di semola di grano duro, dalla mollica compatta. Lo amo. Ne ricavo due fette spesse che lascio sul tagliere, ed una più sottile che mangio subito, per impazienza. Le impolvero di pepe nero e le impregno d'olio, dopodiché le porto a tavola.

Mi siedo, e nei pochi istanti prima di cominciare a mangiarle alcune sensazioni mi attraversano: il desiderio di accompagnarle con carote (crude e intere) e finocchio (tagliato a pezzi come in insalata), l'incredulità nei confronti di quel libro che fino a pochi minuti prima mi stava sezionando. 

Ogni pagina è un campionario di coincidenze, ogni coincidenza uno strumento chirurgico. Mi chiedo se non sia io a forzare questa sensazione; ma per quanto possa cercare di pensarlo, non posso fare a meno di ricordare come mi sia finito per le mani, la sensazione di paura e eccitazione che mi ha trasmesso quando l'ho visto, senza aver mai sentito nominare prima né il titolo né l'autore.
Dopo averlo iniziato, mi ci è voluto qualche giorno e un po' d'aiuto,  per avere il coraggio di riprenderlo.

Dopodiché mordo il pane, e ne provo un piacere sorprendentemente più grande di quanto potessi aspettarmi. Ne faccio piccoli bocconi, lo mastico a lungo, lo faccio durare. Non penso più a niente, mi abbandono alla percezione del sapore e della consistenza, del masticare ed ingoiare, della soddisfazione che arriva fino allo stomaco che attende.

È quasi un segreto. Non è un buon argomento di conversazione. Quasi ogni interlocutore si mostrerebbe imbarazzato e pentito di avermi chiesto cos'hai mangiato di buono a pranzo? Sarebbe portato a pensare che non mi piaccia mangiare, o non mi prenda cura di me, o che non possa permettermi di meglio, o che la solitudine sia una brutta bestia. Ma non è così. Non è così. Mi torna in mente il banchetto di molto, molto tempo fa, durante un lavoro dei primi giorni di Aprile. Antipasti di salumi pregiati dai nomi più vari, risotti agli ortaggi francesi, polpo, salmone, gamberi: niente reggeva il confronto con quei tre grissini corti al sesamo disposti per ogni coperto. Che scena assurda era vederli trascurare in favore di quell'orgia di sensi senza senso.

L'una meno cinque: il mio coinquilino tornerà a breve per la sua pausa pranzo. Riempio d'acqua la pentola che usa sempre per cuocere la sua pasta e la metto sul fuoco. Nel cestino cerco un kiwi che non sia ancora del tutto dolce, lo pelo e lo taglio a fette. 

Vado a scrivere qualcosa e poi metto su il caffè.





Il vuoto vuole 
stupore. 

venerdì 4 aprile 2014

fiori piove


Oggi è stata una giornata di lavoro significativa, perché era la stessa che ha deciso la scadenza della mia lunga vacanza in Sicilia ed era uno spettacolo importante a cui non avevo mai lavorato prima.

Dopo essermi svegliato con più di un'ora e mezza di anticipo rispetto all'allarme che avevo programmato, mi sono avviato verso il magazzino con la Stilo ancora trabordante palloncini colorati, post-it gialli, ritagli di carta, ovetti di cioccolato e accoglienza di amici.

Una volta arrivato, ho parcheggiato sotto un albero evidentemente affetto da Primavera e mi sono trasferito in auto con i miei colleghi per raggiungere il posto di lavoro. Solo quando siamo arrivati alla sala concerti mi è stato comunicato quale sarebbe stata la mia mansione odierna. Già sorpreso di essere stato coinvolto in questo lavoro, di certo non avrei mai immaginato di assumervi un ruolo tanto centrale e in condizioni di piena autonomia decisionale.

Ho fatto qualche stupidaggine, e in fin dei conti non ho trovato soddisfacente il mio risultato. Ma il mio superiore deve aver visto la mia faccia, e subito dopo la fine del concerto è venuto a farmi i complimenti. Il che non mi ha fatto cambiare idea sui miei errori, ma ha trasformato un che cazzo faccio, proprio nell'occasione più importante!  in un posso fare di meglio.

Rientrati al magazzino, mi appresto a recuperare la mia auto e avviarmi verso casa. Adesso piove, e la macchina è completamente cosparsa di fiori caduti dall'albero. Per la bellezza dell'accostamento cromatico dei petali con la vernice blu scura e la regolarità con cui si sono distribuiti sulla carrozzeria, la pianta sembra averle deliberatamente contagiato, passato la Primavera. Ho pensato di fare una foto, ma era tutto così bello e in condizioni così svantaggiose (pioggia, buio, incapacità fotografica), che ho preferito conservarne l'immagine in mente e farne la mia compagnia per la strada del ritorno.

Appena seduto al volante, mi sono accorto che i fiori sul parabrezza ostruivano quasi del tutto la mia visuale, e così sono stato costretto a compromettere l'integrità di quella piccola meraviglia a colpi di tergicristallo.

E pur procedendo lentamente l'aerodinamica degli eventi non ha lasciato scampo a gran parte dei fiori; sotto casa mi sono accorto che ne sono rimasti pochi e disposti senza la minima naturalezza, facendo sembrare la Stilo non più ingentilita dalla loro presenza, ma anzi bisognosa di un lavaggio.

Dubito che la laverò.
Chissà quanto a lungo resteranno attaccati.

non mi sono inventato niente.


ti sembra il caso di andare via? 
Vieni qui 
che rifacciamo il letto 
e stiamo ad ascoltare 
che fuori piove.