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amiamoci e patiamo.

lunedì 15 settembre 2014

Alive 2007


Mi stupisco di come questo disco possa farmi tanto bene. La dance (con tutto il niente che comporta tale categorizzazione) non è mai stata tra i miei ascolti preferiti, e anche gli album registrati dal vivo difficilmente mi fanno impazzire. Un live di un djset, poi.
Però.

Ci sento dentro una specie di stato di grazia. C'è lentezza, velocità, peso e leggerezza. Le urla di stupida felicità del pubblico e la voce campionata che ripete crudelmente We don't move.

Sarà che il mio viaggio è iniziato nel 2007, sarà un periodo in cui ho bisogno di raschiare per me il bello dal grottesco quotidiano. Sarà che ho seri problemi di tempismo, e ora pago lo snobismo della mia adolescenza.

Che tra gli uomini era di moda inventarsi gli dèi per dare un nome alle leggi che ci governano. E quando era l'età di rendere tributo a Dioniso io trovavo disdicevoli i riti orgiastici da discoteca. Non capivo le regole, le firme sui vestiti, il gioco di cacciatori e prede, la bellezza di alterare la percezione, il sesso per gioco, ballare. Pensavo fosse brutto e inutile.

E oggi rivelo i miei trentun anni come una colpa, che da uno della mia età ci si aspetta una certa padronanza. Dovrei sapere incidere a colpo sicuro, prendere il corpo che mi piace e lasciare l'anima quasi intatta, quasi come l'ho trovata. E invece mi mettono in mano coltelli e procedo a tentoni, senza anestesia, senza mestiere. Rovino tutto, e non completo il lavoro.

Ogni cosa va fatta quando è opportuna.

Oggi quando godo di quel disco, non mi immagino mai in mezzo al pubblico, ma dietro le quinte. Faccio questo, sono questo. Non creare, né intrattenere, né lasciarmi andare; la mia occupazione è che tutto funzioni.

Work it harder make it better
Do it faster makes us stronger
More than ever hour after
Our work is never over